"MISTERI" - parte 2 - by Anjia
MISTERI 8
Ma guardate
come mi sono ridotto!!! Io apprezzato cantante di una famosa rok band
seduto sulla panchina di un parco a dar da mangiare ai piccioni..cioè,
davo da mangiare ai piccioni, dato che ho finito i semi un ora fa, il
fatto è che mi sono un po' fatto prendere la mano e sono partito
con manciate troppo grosse smezzando il sacchetto in un attimo, sembra
sciocco, ma anche x questo serve esperienza, c'è tutto un gioco
di polso che nn va trascurato, è da affinare un po' la tecnica,
ma credo che avrò tempo, tra qualche giorno sarò diventato
bravissimo, nel frattempo sfamerò tutti i piccioni della Finlandia,
diventerò il loro idolo, tipo babbo natale x i bambini, magari
ho un futuro nel campo, la cosa è seriamente da considerare dato
che nn riesco + a cantare, cmq sciocchezze a parte devo ammettere che
starsene seduti a fare cose così ordinarie ha un suo lato buono.mi
fa sentire normale ed è piacevole, tutta questa pace mi rilassa,
in giro nn c'è un anima, a parte una coppietta qualche metro +
su che tenta di battere un record di apnea e una ragazza seduta di fronte
a me da quando sono arrivato che fissa il vuoto, è da un po' che
la osservo e in due ore avrà cambiato posa si e no tre volte, da
prima teneva le mani incrociate sul grembo con la testa girata verso il
niente, poi ha rivolto lo sguardo sulle mani, ed ora con i gomiti appoggiati
sulle ginocchia si nasconde il viso tra le dita magre, nn ne ero certo,
ma sembrava stesse piangendo, un sentimento di compassione mi ordinò
di andarle vicino x aiutarla, e ignorando la ragione che mi suggeriva
di farmi i fatti miei mi alzai e andai verso quella ragazza dal pianto
tanto simile alla cantilena che mi straziava tutte le notti, tirai fuori
dalla tasca un fazzoletto e glie lo allungai fino a sotto il naso
-il parco così vuoto mette tristezza anche a me - le dissi sperando
di ottenere un po' di attenzione da parte sua, la ragazza guardò
con la coda dell'occhio il fazzoletto che avevo in mano e asciugandosi
le lacrime con il dorso della mano mi rispose:
-grazie nn mi serve -
Il suo viso tornò ad essere coperto dalle mani arrossate dal freddo,
ma io nn riuscivo ad andarmene, il suo dolore, anche se nn conoscevo quale
fosse, mi spezzava il cuore, istintivamente le accarezzai i capelli
-dicono che sia + facile sfogarsi con uno sconosciuto
Nn ebbi alcuna risposta, soltanto il suo singhiozzo sembrò essere
meno affannato, presi posto accanto a lei e aspettai che si calmasse,
poi gli riallungai di nuovo il fazzoletto e, stavolta lo prese, se lo
passò lungo le guance e sugli occhi nascondendo sempre quel volto
che nn ero riuscito ancora a vedere, fece x ridarmelo, ma si bloccò,
e lo strinse nel pugno
-te lo laverò e poi te lo ridarò
-nn è necessario.lo puoi tenere
Asciugò ancora una lacrima che scendeva furtiva seguendo il segno
che avevano lasciato tutte le altre
-grazie!!! Sei stato molto gentile, chissà xkè quando vedi
una persona piangere ti fa solo pena ma nn hai il coraggio di chiederle
se va tutto bene, se nn fossi venuto da me avrei versato ancora litri
di lacrime
-in realtà sono venuto da te xkè mi sentivo solo..ho provato
a dar da mangiare ai piccioni, ma ho finito i semi in pochi minuti e mi
hanno abbandonato subito, nn credevo fosse tanto complicato sfamarli,
prima ti si accovacciano tutti intorno facendo i vaghi e lanciando occhiate
al sacchetto con la cibaria e poi appena finisce se ne vanno alla ricerca
di altro e ti lasciano come un coglione senza averti detto nemmeno un
"pru pru" di ringraziamento - mi ero superato, avevo detto la
minchiata + grossa di tutta la mia vita, xò lei sorrise
-allora sò fare bene qualcosa anche io!!!! - Sospirai sorridendo
- certo quella del buffone nn è esattamente la mia + grande aspirazione
xò dato che l'idea di diventare l'idolo dei piccioni la dovrò
scartare, ripiegherò su questa -consolazione magra - dopo tutto
quando sono alticcio risulto persino simpatico
-quindi adesso sei alticcio? -
-no - risposi
-e allora sei simpatico anche da sobrio
lentamente alzò il capo e i mie occhi incrociarono i suoi neri
e tristi mostrandomi un viso e uno sguardo che conoscevo già, ero
sinceramente stupito di ritrovarla li
L-tu???
MISTERI 9
La ragazza
dal viso pallido e magro, mi guardò con i suoi immensi occhi neri
visibilmente confusa
-sono io.il tipo silenzioso - le dissi notando il suo sguardo interrogativo
-nn vorrei fare la figura dell'idiota - disse - ma a meno ke io nn sia
del tutto rincretinita nn credo di conoscerti
-all'ospedale.nn ti ricordi?
-sinceramente proprio no, nn ricordo
-io nn parlavo da giorni, i medici dicevano che ero in coma e tu mi hai
risvegliato
-x quanto mi piacerebbe aver fatto una cosa tanto bella temo proprio che
quella persona nn sia io, credo che tu mi confondi con qualcun'altra
-ne sono certo sei tu!!!
-credimi, se fossi stata io me lo ricorderei
La guardai incredulo, possibile che nn si ricordasse di me? E se mi sbagliavo
io ? se veramente la confondevo con un altra? Eppure il suo volto, quegli
occhi, nn potevo confonderli, la sensazione di fiori di capo e la sua
eleganza naturale anche se era vestita di abiti scialbi, nn potevo sbagliare,
era la stessa persona.anche se il colore dei capelli sembrava diverso
+ chiaro, ma quello era irrilevante, considerando che l'avevo vista con
il sole alle spalle, potevo anche aver sbagliato o semplicemente lo aveva
cambiato, le donne cambiano colore con estrema facilità..e anche
io
-sei sicura? - le chiesi
-certo che lo sono
-tu nn sei un infermiera?
La ragazza sorrise - credo che la botta che hai preso dietro testa ti
abbia lasciato degli strascichi preoccupanti
-e come fai a sapere che ho preso una botta dietro la testa? - le chiesi
convinto di averla fregata, ma lei allungò una mano e indicò
il cerotto bianco che sbucava da sotto la cuffia sorridendo maliziosa,
nn avevo + appigli, dovevo cedere, se lei diceva di nn essere avrà
avuto i suoi buoni motivi, oppure io ero davvero tanto stordito da confondere
due persone semplicemente simili
-mi arrendo - alzai le mani, e poi mi presentai - io mi chiamo Lauri
Lei ricambiò la cordialità - io sono Evelin, ma tutti mi
chiamano Evi è + comodo
-Evelin.bellissimo nome, avevo una tartaruga che si chiamava così
- poi mi resi conto della sciocchezza che avevo detto - mi dispiace io.
-nn ti preoccupare, mica è colpa tua se hai un pessimo gusto nel
dare nome ai tuoi animali - rise - e il tuo cane come si chiama Ferdinando??
-nn ho cani
-meno male
-perkè piangevi? - le chiesi a bruciapelo
-mi sentivo sola - rispose senza pensarci su troppo
-a volte mi sento solo anche io, ma di solito mi succede solo di notte
o quando sono in giro x lavoro
-io mi sento sola sempre
I suoi occhi si stavano x gonfiare di nuovo di lacrime -ti prego nn puoi
piangere ancora o sarò costretto a dire un mucchio di scemenze
x farti ridere e x la mia immagine di sex simbol sarebbe una vera tragedia
Le lacrime scomparvero -nn piangerò, nn potrei vivere sapendo che
ti ho rovinato una reputazione
La guardai mentre si aggiustava il cappotto e si alzava in piedi, nonostante
gli abiti pesanti si vedeva che era molto minuta e magra, e quel abbigliamento
severo e scuro nn esaltava certo nulla di lei, eppure era terribilmente
affascinante, assolutamente magnetica
-ora devo andare - disse - ma domani sarò di nuovo qui spero di
rincontrarti - fece una breve pausa - x il fazzoletto - precisò
poi come se avesse avuto paura di sembrare sfacciata
-ci sarò anche io - le risposi accennandole un saluto con la mano,
e la vidi andare via, l'unica cosa che rimase di lei erano le impronte
delle sue scarpe da ginnastica impresse nella neve e un delicato profumo
che nn riuscivo a classificare, il pensiero di rivederla ancora mi faceva
stare bene e nn vedevo l'ora che arrivasse presto quel momento
MISTERI 10
-SORPRESAAAAAAA!!!!!!!!!
Venni travolto da decine di persone ammassate nel mio mini appartamento
che gridavano come forsennate, nn ci stavo capendo niente, nella mischia
avvistai Aki, lo presi x un braccio e lo attirai a me
-che diavolo succede??? - chiesi stralunato
-amico va bè che sei stato poco bene...ma che cazzo nn riconosci
+ nemmeno una festa adesso?
-cretino, lo vedo che è una festa, MA XKE'???
E-P- ma x festeggiare il tuo ritorno dall'oltretomba no!!!! - dissero
in coro Eero e Pauli saltandomi addosso e grattandomi la testa con i pugni,
quanto odiavo che mi toccassero i capelli, e loro lo facevano apposta
x questo facevo finta di niente ma avrei voluto fargli spandere a terra
i denti a forza di calci, mi trattenni
-guardate che nn ero mica morto!!!!
A-ma eri in coma!!!
L-ma nn ero morto
E-sei cmq guarito no?
P-e mi sembra un buon motivo x festeggiare
L-e quando mai ci è servito un motivo x festeggiare?
P-dato che c'è nn sprecherei l'occasione
A-tieni amico bevi e ubriacati!!! - mi abbracciò Aki mettendomi
in mano una bottiglia di birra, bevvi un sorso e mi guardai intorno, bevvi
un altro sorso e poi un altro e in men che nn si dica ero sbronzo e di
ottimo umore con la maglia legata attorno al collo a mò di mantello
a fare coctail x tutti, se mi gira bene sono un ottimo animatore di feste,
e poi adoro fare il bar man, come quelli che si vedono nei locali + IN
che tirano le bottiglie in aria riprendendole al volo, ed eccomi intento
a far volteggiare una bottiglia di Gin rigorosamente senza tappo, ora.una
cosa che ai bar man + esperti nn succede, è far cadere litri di
alcool a terra mentre a me invece capita con una semplicità inquietante,
ma sono dettagli trascurabili, tanto a questo punto della serata nn ci
fa + caso nessuno, a meno ke uno nn scivoli sul lago formatosi sotto i
miei piedi e battendo la testa ci resti secco, in quel caso qualcuno ne
potrebbe avere a male, ma alle cose serie ci penseremo quando saremo sobri,
adesso nn è il momento giusto, tanto + che Aki mi stà addosso
con un microfono x farmi cantare, questo si che è un bel problema..dovrò
avvisarli del mio piccolo inconveniente.lo farò con molto tatto
-emm emm - mi schiarii la voce - fate un po' di attenzione prego devo
fare un annuncio importante - tutti si azzittirono e mi fissarono tentando
di tirare fuori quel poco di lucidità che gli era rimasta - da
questo momento sarà meglio che vi cerchiate tutti un altro lavoro
xkè io nn so + cantare SIAMO RO-VI-NA-TI - poi svenni collassato
a terra, l'ultimo ricordo che ho è lo sguardo di Aki poco prima
che mi vomitasse sul tappeto di cocco pettinato.
Nn potete immaginare con quale enorme mal di testa mi ero svegliato quella
mattina, nel dormire avevo assunto una posa tanto assurda da nn averne
mai ricordata una simile in tutta la mia lunga e onorata carriera di alcolizzato,
dormivo a pancia in giù appoggiato su un braccio, la mano infilata
nelle mutande, l'altro braccio lo tenevo comodamente sopra la schiena,
le gambe.nn lo so, nn le sentivo + e, la testa era girata dal lato opposto
al quale torceva tutto il resto del corpo, bocca aperta, lingua secca
e immancabile rigolo di saliva fuori uscente dall'angolo delle labbra,
ciò che io definisco "una merda di uomo" tentai di spiccicare
lentamente le parti del mio corpo ignudo dal divano, che si è tanto
comodo, ma è di pelle, e si sa che la pelle a contatto con la.pelle,
provoca controindicazioni fastidiose, mi guardai intorno desolato, la
casa era un macello e il tappeto.il mio adorato tappeto e a chiazze verdognole,
che cazzo si era bevuto Aki?
Fortunatamente una doccia calda e i miei adorati biscottini mi riportarono
al mondo, indossai abiti pesanti e comodi, aggiustai con cura tutti i
capelli sotto la solita cuffia e poi mi diressi al parco, avevo voglia
di rivedere Evelin, quella ragazza mi incantava.
Lei era li, seduta sulla stessa panchina del giorno prima, lo sguardo
perso nel vuoto e quegli occhi dalle ciglia folte e lunghe, meravigliosi
e sconcertanti che fissavano un punto indefinito, piccola e incantevole,
delicata come il soffio del vento a primavera mentre sfiora i rami esili
di un salice piangente, e forte come i tratti marcati del suo viso giovane,
in lei c'era tutto, la gioia, la serenità, il dolore, il rammarico,
la pace e il tormento, la sensualità, la freschezza, la delicatezza,
la forza, lei era tutto questo.lei mi scatenava tutto questo.
MISTERI 11
Era ora mai
una settimana che la incontravo tutti i giorni al parco, passavamo intere
ore a parlare di ogni cosa, anche se a dire la verità molte cose
mi sfuggivano su di lei, nn sapevo che lavoro facesse, x esempio, o se
era sola al mondo, della sua famiglia nn parlava mai, ma se devo essere
sincero.la cosa nn mi turbava affatto, a me bastava vederla, stare con
lei, tutto il resto contava poco e niente. Mi sistemai con cura la cravatta
attorno al collo, piuttosto lenta, a me nn piacciono annodate strette
fa troppo "classico", un paio di mollettine tra i capelli e
appena un po' di matita sugli occhi, ma molto sfumata, giusto x intensificare
lo sguardo, il risultato finale era buono, mi guardai allo specchio, quello
lungo che tengo in camera da letto, nel mio completo di velluto nero con
camicia bianca stavo proprio bene, quella sera sarei dovuto uscire x la
1° volta con Evelin e volevo essere al massimo della forma. L'aspettai
x 10 minuti seduto al tavolo del bar in cui avevamo appuntamento, fino
a ke nn la vidi arrivare nn mi tranquillizzai, la paura che mi desse buca
era troppo forte x poterci riuscire, ma quando finalmente varcò
la porta del locale, le meravigliose sensazioni che era solita regalarmi
tornarono prepotenti ad impossessarsi di me, la osservai fluttuare verso
di me con quel suo fare leggero assolutamente incapace di distogliere
lo sguardo da lei anche solo x un istante, vestita della sua elegante
semplicità che la rendeva unica, gonna di lana panna lunga fino
a poco sotto il ginocchio, e un lupetto color cartazucchero, da mozzare
il fiato
-scusa se ti ho fatto aspettare
L'avrei aspettata anche tutta la vita.figuriamoci 10 minuti - nn c'è
problema - risposi
Prese posto accanto a me, afferrò il bicchiere che avevo davanti
portandoselo alle labbra, sorseggiò appena un po' del liquido arancione
che vi era dentro, annuì e ordinò la stessa cosa anche x
lei, poi mi fissò dolcemente con un vago accenno ironico nello
sguardo
-sei sicuro? - mi chiese
-di cosa?
-di voler uscire con me, sei sicuro?
Storsi la bocca in una smorfia divertita -certo che lo sono!!! - "che
domande" pensai -perché me lo chiedi?
Allungò una mano e mi accarezzò con la punta delle dita
- tu sei così bello che a volte mi togli il fiato
Il cuore mi fece un balzo fino ad arrivarmi in gola, era la 1° volta
che mi faceva un complimento esplicito e la sensazione era indescrivibile
-mentre io - continuò facendo una pausa x cercare le parole - ma
mi hai guardata bene?
Il mio sguardo si fece sognante senza che me ne accorgessi - ti ho guardata
- confermai semplicemente, come se in quelle tre parole potesse esserci
tutto quello che pensavo, e cioè che la trovavo irresistibile,
magnetica, indispensabile, ero certo che lei avesse capito, x me era scontato
che fosse a quel modo, naturale come il corso dell'acqua, nn ebbi risposta,
ma in compenso i suoi occhi neri si accesero un po' + del solito, bandendo
x un istante la tristezza e quello mi bastò.
La serata continuò in un ristorante che avevo scelto io stesso,
niente di particolare, ma molto carino e intimo, mi ci aveva portato una
volta mia sorella e lo avevo adorato subito, quell'atmosfera soffusa da
candele accese mi metteva addosso una strana pace, e l'odore vagamente
simile a quello dei boschi sprigionato dai muri in pietra era quasi afrodisiaco,
mangiai di gusto verdure cotte in mille modi, ma sembrava che nn riuscissi
a saziarmi mai, Evelin invece giocherellò con la forchetta e ogni
cosa fosse dentro al piatto
-nn ti piace? - gli chiesi dispiaciuto
Lei sorrise - è tutto buono, ma nn ho molto appetito
-ti porterò a cena + spesso...nn costi praticamente nulla
Appoggiò il gomito sul tavolo, il mento sostenuto dal palmo della
mano e lo sguardo perso chissà dove, assumeva spesso quella posa,
ed era adorabile ogni volta, sembrava una bambina così indifesa
e fragile eppure aveva negli occhi quella luce appannata di chi aveva
provato di tutto...forse anche al morte.
MISTERI 12
Nel cielo
c'erano un po' di nuvole illuminate dalla luna e cariche di quell'argento
vivo che solo in una notte reduce da una pioggia fitta e un etere pulito
dal vento si poteva vedere, passeggiavamo mano nella mano da almeno un
ora, dicendo poco + dell'indispensabile, eppure i nostri silenzi nn erano
mai imbarazzanti, la sua presenza mi completava anche senza parole...nessuna
mai aveva avuto tanto ascendente su di me, nessuna mai mi era entrata
così nel profondo da scuotere ogni fibra del mio essere.nessuna
mai.
-le senti?
La guardai stupito, i capelli mossi dal vento e la testa rivolta all'alto
-le senti? - mi chiese di nuovo fermandosi e bloccando anche me che piombavo
nel panico, ma xkè aveva questa abitudine di avviare discorsi così
sconclusionati? E mentre io mi facevo tante domande lei continuava a guardarmi
aspettandosi una risposta
-cosa dovrei sentire?
Mollò la presa sulla mia mano e fece dei passi in avanti lasciandosi
abbracciare dal vento - le fate - sussurrò - tu nn lo sai ma ci
sono le fate, ce ne sono tantissime che volano come lucciole, che ridono
come pazze xkè la loro vita sulla terra è stata meravigliosa,
ed altre invece piangono sommessamente con un lamento straziante.insopportabile
Un nodo in gola mi bloccò il respiro avvertendo la voglia irrefrenabile
di versare lacrime - e xkè piangono?
-xkè la loro morte nn è stata giusta
Nn riuscivo a dire una parola, la sua malinconia mi spiazzava, mi si avvicinò,
gli occhi fissi sui miei e le sue mani leggere a sfiorarmi il collo, aprì
le labbra in un sussurro - io so che tu nn mi abbandonerai - e poi mi
baciò trascinandomi nell'estasi, la strinsi forte x paura che volasse
via, e sprofondai nel suo viso ubriacandomi del suo odore, lo stesso che
hanno addosso i neonati, mi sentii avvolto dalle sue braccia e le sue
mani delicate lentamente corsero dalle spalle fino ad arrivare alla nuca
nascondendosi tra i miei folti capelli neri, le dita le si strinsero in
un pugno tirandomi in dietro la testa e costringendo le labbra in un distacco
sofferto, chiusi gli occhi rabbrividendo dal piacere mentre lei assaporava
il lobo dell'orecchio e con la lingua vi giocava, mi morsi le labbra desiderando
ardentemente le sue, e quando finalmente le ritrovai me ne impossessai
ingordamente tentando di saziarmene, ero in paradiso.dove tutto inizia
e dove tutto finisce.
Nel mio letto quella notte mi sentivo solo, avrei voluto che lei fosse
con me e il pensiero di quello splendido bacio mi aveva tenuto sveglio
fino a tarda nottata, chiusi gli occhi credendo che si trattasse solo
di un attimo, ma il torpore del sonno mi avvolse pesantemente e crollai
addormentato tra il dolce tepore delle mie coperte, avevo la sensazione
di galleggiare nell'oscurità, mentre l'ansia mi sovrastava , certo
che l'avrei risentito ancora.quel pianto
"il tuo pianto..nn lo sopporto, mi logora, mi ferisce"
"aiutala"
Era una supplica straziante
"nn piangere"
"aiutala"
"NON PIANGERE"
"aiutala.adesso.aiutala"
"lo farò, l'aiuterò, lo sai vero?"
"si lo so, lei conta su di te...aiutala"
Mi risvegliai completamente fradicio di sudore, nella testa avevo ancora
quelle parole che mi tormentavano e chiedevano aiuto ed io che promettevo
di darlo, ma xkè? E a chi avrei dovuto darlo? Il suono stridulo
del campanello mi fece sobbalzare, guardai l'ora sulla sveglia sopra il
comodino, le 3.45 avevo dormito appena 10 minuti eppure mi era sembrata
una vita, scesi dal letto e corsi a piedi scalzi ad aprire la porta, mi
chiedevo chi potesse essere a quell'ora, ma x insistere così tanto
era di certo una cosa importante, fuori stava piovendo a dirotto e il
cielo era squarciato da lampi accecanti che illuminavano l'appartamento,
avevo come la sensazione di rivivere qualcosa di vecchio, come un dejavù,
spalancai la porta senza preoccuparmi di guardare dallo spioncino o chiedere
semplicemente chi fosse, e me la trovai davanti, bagnata come un pulcino
mentre piangeva disperata tra i singhiozzi convulsi, la paura mi schiacciò
il petto mentre un tuono rimbombava nel silenzio di quella notte tetra
-Evi ma che diavolo è successo? Che ci fai qui?
Nn rispose, ma nei suoi occhi si poteva leggere una disperazione immensa,
lacrime ininterrotte gli rotolavano lungo le guance e le labbra sanguinavano
x la stretta dei denti, mi si gettò tra le braccia piangendo +
forte ed io potei solo abbracciarla
-nn mi lasciare - mi implorava - ti prego nn mi lasciare..tienimi stretta
-nn ti lascerò, nn lo farò
MISTERI 13
Cercai di
fare meno rumore possibile mentre dai cassetti tiravo fuori alcuni vestiti
e biancheria x chiuderli nella borsa da viaggio, Evelin stava dormendo
e nn volevo svegliarla, si era agitata tutta la notte, ed ora che aveva
trovato un po' di pace era saggio farla riposare, la guardai rapito x
un istante e mi chiesi cosa c'era di tanto terribile che la turbava a
quel modo, ma qualunque cosa fosse avrei avuto tempo di saperlo, x ora
la cosa importante era lei e cercare di aiutarla, tirai la zip del borsone
chiudendolo e lo appoggiai a terra, dentro ripiegati assieme ai miei vestiti
c'erano anche degli indumenti femminili che mi aveva portato Hanna, sarebbero
serviti a Evelin, ero convinto che portarla alcuni giorni nel mio cotteg
al lago le avrebbe fatto bene.e avrebbe fatto bene anche me. Aspettai
che Evelin si svegliasse seduto sullo sgabello in cucina, e davanti al
naso una tazza di caffè fumante, dopo una mezz'ora circa ero ancora
seduto sullo stesso sgabello con le gambe incrociate esattamente come
le avevo messe sedendomi mezz'ora prima e i gomiti poggiavano sul piano
di legno dell'isola nello stesso identico punto dove li avevo poggiati
all'inizio, la tazza era colma di caffè, ma a differenza di tutto
il resto che nn aveva subito cambiamenti apparenti, era stata svuotata
e riempita x 5 volte, era ufficiale, dopo + di 1 litro di caffè
potevo considerarmi un gavettone, se ne avessi bevuto ancora mi sarebbe
uscito dalle orecchie, eppure, pur nn spiegandomi il motivo, continuavo
a mandare giù, completamente inebetito e assolutamente svogliato,
intento a fissare i palazzi che troneggiavano davanti casa mia. Ero talmente
concentrato a pensare il niente che nn mi accorsi di Evelin dietro di
me, e quando mi poggiò una mano sulla spalla x poco nn mi prese
un colpo
-ti ho spaventato? - mi chiese circondandomi con le braccia
-è che stavo pensando - mi giustificai mentre asciugavo con un
panno il caffè che si era versato
-a cosa?
Alzai gli occhi al soffitto, inarcai le sopracciglia e ci pensai un po'
su - nn lo so.a niente - risposi poi alzando le spalle, lei mi strinse
ancora di + e mi sfiorò la guancia con un bacio lieve
-ho visto la valigia in camera da letto.parti?
-x la precisione partiamo, io e te - Evi mi stava guardando perplessa
senza mollare la presa sulle mie spalle - ti porto al lago - continuai
- li ho una casetta, vedrai che ti farà bene allontanarti x un
po', mi prenderò cura io di te
Sembrò riflettere x essere certa di dire una cosa giusta - e chi
si prenderà cura di te? - mi chiese poi sicura del fatto che lei
nn avrebbe potuto farlo
-di me? Io nn ne ho bisogno - la rassicurai
-nn è vero - mi ammonì - lo sai anche tu che nn è
vero
Io la guardai turbato e nn risposi
-tu vuoi fuggire dai tuoi fantasmi.ma da quelli nn si può scappare
Ero stupito, come lo aveva intuito? - come fai a saperlo? - gli chiesi
torcendo appena un po' il busto e fissandola negli occhi scuri e tristi
Lei mollò la presa su di me, mi girò intorno e me la ritrovai
davanti, mi strinse ancora e si avvicinò fino a che le labbra,
le mie e le sue, nn si trovarono ad appena un centimetro
-me lo dicono le fate
-e cos'altro ti dicono su di me? - sorrisi
-tante cose
-cosa?
Si avvicinò ancora, la voce era un flebile sussurro - presto ritroverai
ciò che hai perduto - e mi baciò
Dio quanto amavo i suoi baci, avevano il potere di farmi dimenticare tutto,
e anche quel pensiero che mi attraversò la mente x pochi istanti,
che era pazza, svanì o + semplicemente lo ignorai, ed infondo anche
se lo fosse stata che problema c'era? Probabilmente era quella parte di
lei che avevo amato da subito prima di ogni altra cosa.
MISTERI 14
Quella casa
al lago era sempre stata x me un rifugio importante, da ragazzino nn l'avevo
amata mai troppo xkè nn c'era un gran che da fare, ma crescendo
l'apprezzai proprio x questo, soprattutto in questi ultimi periodi che
mi avevano messo tanto davanti ai riflettori, ogni volta che volevo pensare,
staccare la spina o semplicemente riposare, andavo là, era un toccasana
x lo spirito, e anche se in tutto contava 4 stanze compreso il bagno,
era cmq comoda, e poi quella meravigliosa e immensa terrazza da dove si
godeva la vista + bella dell'intera Finlandia la rendeva speciale.
Evelin rimase a bocca aperta, trovò la casetta deliziosa, e per
pochi minuti, mi sembrò addirittura quasi felice, mi riproposi
che al nostro ritorno sarebbe stata del tutto felice, io avrei fatto ogni
cosa pur di riuscire a farlo. La mia missione si stava rivelando + ardita
di quanto potessi credere, stavamo insieme praticamente ogni minuto, facevamo
lunghe passeggiate, e stavamo ore seduti sul dondolo del terrazzo a guardare
il lago e tutti i colori che ogni momento della giornata gli regalava,
ma nonostante ciò la sentivo distante.sfuggente, la osservai a
lungo mentre lo scintillio dell'acqua illuminata dal tramonto gli accendeva
il viso magro, la trovavo bellissima, e questo lei lo sapeva, eppure nn
faceva del suo potere un arma come invece molte al suo posto avrebbero
fatto, si limitava a essere se stessa, e nn c'era niente altro che avrei
voluto da una donna, ero certo ora + che mai che il mio desiderio era
quello di passare con lei tutta la vita, se solo si fosse decisa ad abbattere
quel muro che ci separava e che aveva eretto fin da subito con tanta facilità,
quella situazione mi opprimeva, nn riuscivo + a sostenerla
-xkè fai di tutto x sfuggirmi? - gli chiesi stanco di domandarmelo
Evelin nn spostò di un millimetro il capo e continuò a fissare
il lago avvolta nella coperta di lana bianca e con la tazza di cioccolato
caldo tra le mani, io nn mi persi d'animo e aspettai la risposta senza
accennare la minima incertezza, continuandola a fissare
-ci sono cose che capitano e basta - rispose dopo un po' con estrema naturalezza
Nn la capivo, era sempre così enigmatica, io volevo una risposta
chiara e nn un altro interrogativo - che significa? - domandai ancora
- che vuol dire che le cose capitano e basta?
Lei mi guardò intenerita - adesso nn puoi capire, ma tra poco tempo
ti sarà tutto + chiaro
-adesso basta!!! - esclamai infastidito - io voglio capire adesso, e se
nn capisco da solo allora spiegamelo tu
-nn posso.nn ti posso aiutare in questo, ma ci arriverai da solo - abbassò
lo sguardo desolata - io nn vorrei essere sfuggente, ma nn posso fare
altrimenti, qualcuno ha già deciso x me
-ma non.
Lei mi azzittì - io ti ho amato dal primo istante che ti ho visto,
prima ancora di quanto tu ricordi..
-anche io ti ho amata da subito - ero felice come mai prima d'ora, ma
le parole che seguirono mi gelarono
-mi dispiace - pianse - la tua vita sarà senza di me
Il cuore si fermò x un istante, e la paura, quella vera che la
senti salire con brividi sotto la pelle e che ti sbianca il volto si impossessò
di me, che volevano dire quelle parole? Tentai di scacciare il dubbio
feroce di una possibile malattia, ma nn ci riuscivo, sembrava tutto fin
troppo chiaro e terribilmente atroce
-s...sei.sei ma..lata? - riuscii a balbettare
Lei lasciò passare alcuni secondi prima di rispondere e a me sembrarono
interminabili ore
-no - rispose poi, ma il volto era tirato e io trattenevo ancora il respiro
- è tutto molto meno semplice di una malattia - mi disse piangendo
L'abbracciai forte, e anche se nn capivo bene cosa volesse dire sapevo
che nn avrebbero portato niente di buono
-io ti aiuterò! - la confortai
-si lo so.lo farai ma nn nel modo in cui tu pensi, ma so che sarai forte
La strinsi + che potevo e anche se avevo una gran voglia di piangere mi
trattenni - nn voglio + sentire tutte queste frasi senza senso, io ti
aiuterò a risolvere ogni tuo problema e staremo insieme hai capito!!!
Io voglio stare sempre con te.nn ti lascerò mai
-si invece lo farai
-xkè dici così? Io nn posso lasciarti io ti amo!
-mi lascerai invece, e nn potrai farne a meno.la nostra storia ha i giorni
contati, e nn potremo farci niente, è deciso così
-da chi è deciso? Nn da me e nemmeno da te xkè tu mi ami!
-si io ti amo, ma nn servirà a niente
-SMETTILA!!!!
"tra qualche giorno ritroverai tutto e allora capirai"
MISTERI 15
"ancora
quel pianto!!! Ti prego smetti io nn posso più sentire"
"perkè me lo chiedi? Sai che nn posso"
"dimmi perkè piangi?"
"io te lo dico ogni volta ma tu nn mi ascolti"
"nn è vero, io ci provo, ma nn ci riesco, dimmelo ancora"
"nn servirà"
"perkè?"
"dipende tutto da te"
"cosa dipende da me"
"ricordare"
"ricordare cosa? Nn ti capisco"
"quella sera Lauri, ritorna a quella sera se la vuoi aiutare"
"quella sera?"
quella sera.......
aveva tutto del surreale, a volte ero convinto di sognare, ma nello stesso
tempo avevo anche la sensazione che nn fosse un sogno.
Mi ritrovai a vagare x una strada buia senza sapere come diavolo ci fossi
finito, intorno avevo una nebbia fitta che mi permetteva di vedere si
e no a un palmo dal naso, poi mano mano che andavo avanti la nebbia si
dissolveva e si apriva davanti a me l'immagine di un vicolo conosciuto
e, la sensazione di aver già vissuto quel momento, nella notte
desolata l'unico rumore che si udiva era il rimbombo dei miei passi e
un lontano ronzio che nn riuscivo a capire cosa fosse, affrettai il passo
andando incontro al mormorio che lentamente divenne nitido, ma ancora
lontano, iniziai a correre mentre un angosciante sensazione di pericolo
si impossessava di me e mi gelava le ossa, ora ero vicino, lo sentivo,
e potevo distinguere chiaramente le voci di una donna e di alcuni ragazzi,
lei urlava e piangeva mentre qualcuno la insultava, la paura si fece più
intensa e x quanto corressi veloce, la strada sembrava nn voler finire
mai, girai l'angolo sconvolto e con l'affanno, adesso potevo scorgere
i volti di ognuno di loro, i ragazzi erano in 5 e tenevano schiacciata
a terra una giovane donna con gli abiti ridotti in brandelli, tre di loro
avevano i pantaloni calati e gli altri due li avevano appena tirati su,
tutto era fin troppo chiaro e fin troppo orrendo, la paura e l'angoscia
divennero rabbia profonda e senza pensare a ciò che sarebbe accaduto
mi scagliai con violenza su quei mostri schifosi, nn ero certo di quanto
potessi fare, ma speravo che se anche fossi riuscito a dare un pugno.che
almeno gli avesse fatto tanto male. Mi afferrarono tutti insieme, sentivo
le loro braccia circondarmi senza lasciarmi via di fuga, mi arrivarono
pugni e calci ovunque, un dolore lancinante mi pervase e le forze se ne
stavano andando, la vista mi si appannò, ma prima di svenire i
miei occhi e quelli della donna a terra si incontrarono x un istante,
poi lentamente si chiusero insieme, soltanto che i suoi si chiusero x
sempre, ora giaceva priva di vita. Sgranai gli occhi e mi tirai su dal
letto di scatto, mi passai la mano tremante sulla fronte sudata, e rabbrividii
x il disgusto ripensando alle scene che avevo appena vissuto, alzai lo
sguardo incontrando quello di Evelin immobile sulla soglia della mia camera
da letto e la guardai incredulo mentre le lacrime mi scendevano lente,
lei mi si avvicinò col suo fare leggero e per la 1° volta vidi
che i suoi piedi nn toccavano terra, nn stava camminando, si sdraiò
sul letto accanto a me e mi strinse forte, quante cose avrei voluto dirgli,
quante parole, e invece dalla mia bocca nn ne usci nessuna, la cinsi con
le braccia e la strinsi + forte che potevo
-è giunto il nostro momento - mi disse - ora sai cosa ci separa
e nn esiste niente al mondo che può unirci.tranne la morte
fece una lunga pausa, nel silenzio potevo udire chiaramente il rumore
assordante delle sue lacrime
- questa è l'ultima volta che ci vediamo - disse ancora, ed era
vero, lo sapevo anche io, nn ci saremmo rivisti mai più.
Alla consapevolezza di quel pensiero, le lacrime tornarono a rigarmi il
volto, il tempo a nostra disposizione era sempre di meno e il corpo di
donna che stringevo tra le braccia, lentamente perdeva di consistenza,
la vita è bizzarra ti pone davanti a cose che nn si riescono nemmeno
a spiegare, dei veri e propri misteri, eppure era tutto avvenuto e quello
mi sarebbe bastato. Se si è fortunati, in tutta l'esistenza si
conosce il vero amore una volta, e io l'avevo conosciuto, era bastato
un breve momento, in un attimo l'avevo trovato, e nello stesso attimo
l'avevo vissuto e perduto, ke lo avessi accettato oppure no nn esisteva
niente al mondo che me lo avrebbe ridato e x quanto ingiusto nn potevo
farci niente, Evelin mi guardò, l'unica cosa di lei che nn aveva
perso luce, erano i suoi bellissimi occhi, mentre la sua immagine svaniva
inevitabilmente
-ora devi andare - disse, io anuii, lo sapevo benissimo, era tempo di
tornare a vivere, la sfiorai con le labbra un ultima volta x portarmi
appresso il sapore dei suoi baci e poi finalmente riaprii gli occhi.