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HELSINGIN SANOMAT - 16 NOVEMBRE 2004

I The Rasmus sono ancora dei pesci piccoli nelle acque americane.

Il prossimo mese saranno nel centro europa, e in gennaio voleranno in Giappone.

La scorsa settimana erano principalmente in tour sul territorio di frontiera canadese e adesso si sono spostati a sud giù in Messico. Il gruppo ha venduto circa 40.000 dischi in ognuno di questi mercati. Come gratificazione tra le due tappe del Tour, il gruppo ha ottenuto la prima data live a New York. Il luogo è stata la Knitting Factory, un club "intimo" con posti per soli 400 fans.

"Il concerto di New York è proprio per esser conosciuti, mettere un piede nella porta. In termini economici non è conveniente", dice il bassista Eero Heinonen. Ma il manager Seppo Vesterinen ci fa sapere che il tour nel suo intero è un'attività di successo. "I concerti in Messico copriranno le spese di questo tour ed anche oltre. Il gruppo suonerà in sale con la capacità di 2000 posti laggiù." I The Rasmus avevano già suonato negli Stati Uniti, al "Roxy" a Los Angeles in uno studio nel programma Fuse TV a New York. Le vendite dei dischi negli Stati Uniti finora non hanno raggiunto le 100.000 copie, che è davvero poca cosa paragonata ai Dischi di Platino del gruppo in Germania ed ai Dischi d'Oro che hanno ricevuto approssimativamente in dozzine di paesi europei. Vesterinen commenta alzando le spalle che lui crede che la casa discografica Interscope abbia fatto male il suo lavoro nella promozione dei The Rasmus negli Stati Uniti. Per non dire del gruppo stesso che è stato timoroso nel promuovere il loro lavoro.

MTV, Fuse e diverse stazioni radio fanno parte del programma di oggi a New York. "Un Buon Natale a tutti dai The Rasmus", i membri del gruppo augurano ai telespettatori del programma "Fuse's Xmas Special compilation". "Andrò ai Caraibi a Natale... perché ci sono gli orsi polari che si aggirano per le strade e ritornano in Finlandia", dice il cantante e leader Lauri Ylönen, raccontando degli inverni al nord a persone che proprio in alcun modo credono davvero a quello che sta dicendo.

C'erano tre fan in fila fuori la Knitting Factory ore prima l'orario di inzio del concerto. Ruth e Michele Cesario dalla Pennsylvania e Bess Brown da Londra (!) volevano vedere il gruppo già durante il sound-check. "Sì, sono volata da Londra per una sola sera, solo per vedere i The Rasmus. Non ho mai fatto niente così folle come questo", spiega la commessa di un negozio di dischi di Londra.
Va bene, ma perché aspettare qua fuori per ore al freddo?
"Così possiamo chiacchierare in pace con i ragazzi ed ottenere quella sorta di informazioni che non si possono ottenere nella ressa del concerto stesso. Abbiamo già parlato con Aki (il batterista Aki Hakala) e con Lauri. Sono stati magnifici, specialmente Aki."

In seguito al considerevole successo mondiale della canzone In The Shadows, che ha fatto guadagnar loro un’intesa esposizione su MTV Europe e altrove, i giovani musicisti finlandesi non sono nuovi agli estremi e agli eccessi della cultura dei fan. "Essere un fan è un hobby che può andare a degli estremi piuttosto sfrenati, come credo alcune persone fanno con il golf", spiega Eero Heinonen. "Crediamo sia piuttosto strambo a volte, ma per coloro che lo fanno, è come una benzina." Fin qui l'esempio più estremo di un fan dei The Rasmus è quello di una donna di 28 anni dall’Inghilterra. "Aveva il viso di Lauri tatuato sulla sua spalla. E quando lui le fece un autografo sul braccio, ha fatto tatuare anche quello. Oh, e poi ha perso il lavoro perché ci ha seguiti in tour per due settimane di fila", dice il membro del gruppo con genuina perplessità.

Ma c'è poco tempo per continuare a discutere del comportamento dei fan. L'attrezzatura della band arriva dal controllo di sicurezza dell'aeroporto, e la squadra che di solito controlla il suono e si occupa del palco mette a punto velocemente un buon suono per il piccolo palco della Knitting Factory. "Le cose sono diventate piuttosto professionali. Abbiamo fatto in modo che quando eravamo in Inghilterra, c'erano circa 25 persone che lavoravano ai concerti. C'erano due tourbus ed un grande camion, ed ognuno aveva i propri compiti e le cose da ricordare. Se non ti organizzi così, il tour da una città all'altra non funziona proprio", dice Lauri.

Quando il gruppo sale a tarda sera sul palco, i fan della prima fila gridano i loro nomi. Nel bar del backstage la polizia rock ascolta sdegnata il "suono da batteria da cucina" del gruppo, e paragonano i The Rasmus per qualche strana ragione agli Iron Maiden, sebbene i colpi di chitarra di Pauli Rantasalmi sono qualcos’altro ancora. Gli addetti al suono hanno messo insieme un grande mix per il piccolo locale, ed i brani di successo dall'album della band Dead Letters (le vendite in tutto il mondo ammontano a circa 1 milione e 300 mila copie) arrivano uno dopo l'altro.

"Stiamo girando in tour con il materiale di Dead Letters da quasi due anni adesso. É frustrante il fatto che ad intervalli in un paese devi cominciare da zero ed in un altro il quinto singolo uscito dall'album è già nei negozi", dice Lauri Ylönen.

Il prossimo mese i The Rasmus continueranno con un tour nel Centro Europa, e in gennaio faranno alcune date in Giappone. Ritorneranno nello studio di registrazione a realizzare un album per capitalizzare il potente pop melodico di Dead Letters e portarlo avanti nelle direzioni che il gruppo vorrà esplorare. E poi cosa? Un altro paio d'anni in tour intorno al mondo per promuovere quest'album? "Questo è già diventato uno stile di vita per noi. Speriamo di avere una lunga carriera, almeno altri dieci anni così", dice Lauri. "E poi quando arriverà il momento e ci vorremo fermare, possiamo trasferirci in un mulino a vento in Norvegia (???) o vivere in un faro rinnovato da qualche parte. Questa è l'altra alternativa. Ci sono solo due strade in questo caso."

grazie a *ICE* (The Polar Bear)