TUTTO MUSICA - APRILE 2004
Stregati da Matt, Bjork e Nirmala!
Pensate che i Rasmus siano l'ennesima teenband senza spessore? Prima di rispondere lasciate parlare Lauri. Di morte, kundalini, donne nude e Muse.
di Federico Dragogna (un grande a mio parere, ha fatto anche delle ottime recensioni sui Rasmus N.d.A.)
NEANCHE
S'IMMAGINANO I RASMUS A QUALE TORTURA CI STANNO SOTTOPONENDO. LA LORO
IN THE SHADOWS RISUONA DOVUNQUE, OSSESSIVA COME UN CELLULARE AL CINEMA
A CUI NESSUNO RISPONDE PER EVITARE FIGURACCE. RADIO, TRASMISSIONI TV E
SPOT DI AUTOMOBILI, IL CONTESTO NON CONTA: GLI URLETTI DI LAURI VANNO
BENE CON TUTTO, COME IL NERO DEL SUO CAPPELLINO. PERCHÉ, ALLORA,
DOVREBBERO ESSERE DIVERSI DAGLI AVENTURA O DA HAIDUCII?
Del resto, come e più di Obsesion, il loro pezzo è ormai
poco più di una nenia, una suoneria polifonica con voce e chitarre,
e anche se il testo recitasse i nuovi piani di Al Qaeda nessuno se ne
accorgerebbe. Fermarsi qui, però, non solo sarebbe una triste resa
a questi orwelliani martellamenti mediatici, ma anche un torto nei confronti
di una band al quinto disco che ha la sola colpa di aver scritto un pezzo
terribilmente orecchiabile. Il problema è che oggigiorno, per riconoscere
il rock dal pop, non ci si può fidare nemmeno di una chitarra elettrica
distorta: per questo abbiamo deciso di scoprire se dietro a In The Shadows
c'è davvero qualcosa o se sono solo 4 ragazzotti vestiti di nero
dalla casa discografica, e poi sbattuti davanti alle telecamere. Quando
arrivano nello studio fotografico per il nostro servizio, l'attenzione
cade subito su Lauri, il cantante. Sembra uscito da un fumetto: faccione
da manga, naso a patata e due piccole fessure che nascondono degli imperscrutabili
occhi verdi. Il tutto sovrastato dall'inseparabile cappellino nero, dal
quale spuntano due piume nere, confuse tra i capelli ugualmente corvini
(«mi vesto così ogni giorno», ci spiegherà
poi). Ha lo sguardo diffidente, come se qualcuno potesse strappargli il
cappellino e rivelare a tutti le sue orecchie a punta e la sua natura
elica. Dietro di lui, Eero, il bassista, con la sua inseparabile spilla
"yogi", si guarda in giro con aria stralunata. Gli altri due,
Aki e Pauli, distanti, continuano a parlare tra di loro in finlandese.
Sembra di assistere a uno sbarco alieno, quando ancora non è chiaro
quali sono gli intenti degli umanoidi. Ma dopo due sorrisi e un po' di
calore mediterraneo, l'ambiente si rilassa e tutto si spiega: «In
Finlandia i rapporti sociali sono molto diversi», spiega
Lauri, «le persone ti sorridono solo dopo molto tempo che
ti conoscono, quando hanno capito che non vuoi far loro del male. É
un sistema che ti dà molta sicurezza e protezione ma che pian piano
t'inaridisce. Qui in Italia siete tutti più aperti, e in cinque
minuti devi capire se aprirti alla persona che hai davanti».
Alle ragazze italiane, invece, è bastato molto meno per mettersi
a nudo di fronte a Lauri: «Nel backstage del concerto di
Milano diverse fan mi hanno fatto avere una loro foto "al naturale"
con sopra scritto il numero di telefono. Stavolta non ne ho richiamata
nessuna, ma continuate a mandarle», dice ridendo, «mi
fanno molto piacere». «E se insiste a non
farsi sentire, cominciate a mandarle a me», aggiunge Eero,
che dietro alla sua aria da monaco zen, sembra un gran seduttore. Vedendoli
uno a fianco all'altro, si comincia a capire che i Rasmus sono tutt'altro
che un gruppo costruito: del resto, chi si sognerebbe di far convivere
nella stessa band uno che pare uscito da Dark Angel con uno spilungone
fulminato dallo yoga? Con due personalità così diverse,
qualche attrito è inevitabile: «Ammiro molto Eero»,
spiega Lauri, «e sono contento che riesca trovare se stesso
nella musica e nella meditazione. Io però, ho bisogno anche di
bere e di fare casino!». «Una volta mi sono
lamentato con la reception dell'hotel», racconta Eero come
per scusarsi della sua flemma, «perché stavano esagerando
con l'after-show e non riuscivo a dormire, ma oggi non lo rifarei».
Chi invece proprio non riesce a dormire è Lauri, stressato dalla
vita in tour: «Quando finalmente raggiungo il letto, non
riesco mai a prender sonno, la mia mente corre troppo veloce e i miei
pensieri diventano assordanti». «Forse dovresti
darti allo yoga anche tu!», commenta Eero con la faccia
di quello che glielo ripete tre volte al giorno. Ma negli occhi di Lauri
s'intuisce un turbamento che va oltre l'insonnia, un malessere che rende
coerenti anche i suoi vestiti, altrimenti ridicoli. Lo si capisce quando
comincia a parlare dei testi di Dead Letters: «Le canzoni
dell'album sono lettere che non sono mai riuscito a spedire, e si riferiscono
a persone e fatti reali, il più delle volte a tragedie e lutti
che non sono ancora riuscito a rielaborare e che cerco di esorcizzare
con la musica. Not Like The Other Girls è dedicata a una mia amica
che si è vista crollare il mondo addosso in un momento: ha perso
entrambi i genitori e le poche persone che le stavano attorno. Non sono
mai riuscito ad aiutarla e forse non era neanche mio dovere, ma ho sentito
il bisogno di scrivere questo pezzo per starle vicino in qualche modo.
Still Standing invece è per un mio amico che è...»,
la voce gli si spezza in gola, «... morto, un ragazzo più
grande di me che mi ha insegnato a vivere e che ora non c'è più (forse lo stesso morto per overdose a cui è dedicata Smash,
dall'album precedente, Into; N.d.R.). E insomma, io credevo proprio
di non riuscire a rialzarmi e...» Eero vede che Lauri sta
per crollare, che sta rievocando un lungo periodo di depressione ancora
non cicatrizzato, e cambia discorso. Lauri non gioca a fare il dark: il
mondo di ombre dal quale sta cercando di uscire è reale, e il far
musica è prima di tutto un modo per affrontare le proprie paure
e confessarle a sé e a chi gli sta intorno. La morte che ha conosciuto
non è quella affascinante e misteriosa di un teenmovie americano.
É fredda, e muta. Eero, forte dell'energia positiva della sua spilla,
riporta un po' di leggerezza: «Lauri, dobbiamo organizzarci
per stasera: abbiamo mezz'ora libera tra le 10 e 30 e le 11. Sai, dopo
il servizio», dice girandosi verso di me, «abbiamo
un aereo per Helsinki, ma per incontrare i nostri amici e la nostra famiglia
dobbiamo seguire l'agenda. Fare un'intervista, posare o prendere una birra
con una persona che conosci da dieci anni sono la stessa cosa, cambiano
solo i tempi». Quando gli chiedo quali sono i nuovi progetti
della band, Lauri si risveglia e non si spegne più: parla dei suoi
Muse, del nuovo album, già in lavorazione, e lancia un appello
alle giovani band italiane («fateci avere i vostri Demo!»).
Poi, euforico, si alza, si toglie il cappellino, nello stupore generale,
e si lascia fotografare in lungo e in largo. Cosa dite? Vi sembrano più
vicini ai Muse o agli Aventura?
grazie a DarkLady90